La Banca centrale del vicino

Lo spread Btp-Bund ha chiuso ieri a 309 punti base, con il rendimento del titolo di stato decennale italiano al 4,35 per cento. In netto ribasso rispetto ai 350 punti raggiunti al momento delle elezioni, e ancora più distante dalla soglia dei 500 punti superata nel 2011 (governo Berlusconi) e nel 2012 (governo Monti). Perché il debito pubblico italiano torna a costare meno? Eppure non ci sono grandi riforme in atto o in vista, al punto che nemmeno la formazione di un governo è certa. Questa fase “fortunata”, sia chiaro, non durerà a lungo, soprattutto se il nostro paese non si manterrà sul difficile binario di rigore contabile e riforme strutturali, ma merita una spiegazione.
21 AGO 20
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Lo spread Btp-Bund ha chiuso ieri a 309 punti base, con il rendimento del titolo di stato decennale italiano al 4,35 per cento. In netto ribasso rispetto ai 350 punti raggiunti al momento delle elezioni, e ancora più distante dalla soglia dei 500 punti superata nel 2011 (governo Berlusconi) e nel 2012 (governo Monti). Perché il debito pubblico italiano torna a costare meno? Eppure non ci sono grandi riforme in atto o in vista, al punto che nemmeno la formazione di un governo è certa. Questa fase “fortunata”, sia chiaro, non durerà a lungo, soprattutto se il nostro paese non si manterrà sul difficile binario di rigore contabile e riforme strutturali, ma merita una spiegazione. Fino a due settimane fa, la relativa calma dei mercati era motivata essenzialmente dallo “scudo” predisposto dalla Banca centrale europea a favore di quei paesi che eventualmente potrebbero essere oggetto di attacchi speculativi ingiustificati. L’ulteriore ribasso del costo del debito di questi giorni è causato ancora una volta da un fattore esogeno, e nello specifico – secondo molti analisti – dalla nuova strategia di politica monetaria decisa in Giappone.
Come notavano ieri Wall Street Journal e Financial Times, infatti, molti investitori giapponesi e internazionali iniziano ad abbandonare il mercato dei bond nipponici, obiettivo degli acquisti massicci da parte della Bank of Japan. Nel paese del Sol levante, infatti, alti rendimenti sui bond non si dovrebbero vedere per un pezzo, perciò meglio reindirizzare i portafogli su investimenti più redditizi. Inclusi i Btp italiani. Secondo JP Morgan, quest’anno i soli investitori giapponesi potrebbero aumentare gli acquisti di bond stranieri di 45 miliardi di euro. A spanne, vanno poi sommati gli altri investimenti stranieri che potrebbero lasciare il mercato giapponese. Per non parlare del fatto che anche la Federal reserve, negli Stati Uniti, sta conducendo da anni una politica monetaria espansiva dello stesso tipo. Ecco spiegato il mistero di una politica nazionale inconcludente che però non attira gli strali dei mercati internazionali. E’ il bello del mondo globalizzato, non c’è che dire. Tuttavia non durerà a lungo. Presto chi investe sul titolo Italia tornerà a prezzare l’affaticamento della nostra economia reale, così come le ritrosie (soprattutto made in Deutschland) ad affidare alla Banca centrale europea il ruolo cristallino di prestatore di ultima istanza. Nel momento in cui sarà finita questa pacchia, c’è da sperare che l’Europa abbia già cambiato rotta. Oppure addirittura che il nostro paese si sia spostato più nettamente nell’orbita americana o giapponese?